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CASTELMUZIO

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Borgo di origini etrusco-romane, appartenuto alla famiglia Cacciaconti della Scialenga passò nel 1270 alla Repubblica di Siena, quindi all’Ospedale di S.Maria della Scala, ai Salimbeni, ai Piccolomini e nuovamente sotto la Repubblica di Siena, infine annesso al Granducato di Toscana.

Ha la struttura di un piccolo castello fortificato con mura e bastioni. Antistante la Porta si vede ancora, murata, la pietra su cui predicava S.Bernardino da Siena.

Degni di nota l’Ospedale S.Giovanni Battista, la Casa Torre della Comunità, la Chiesa Parrocchiale di S.Maria dell’Assunta.

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Lungo la strada che unisce Castelmuzio a Petroio, sorge la Cappella della Madonna del Parto, al suo interno ci sono frammenti  di affreschi databili intorno al 1400, secondo alcuni, attribuibili alla Scuola di Sano di Pietro.

PETROIO

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Il pittoresco borgo medievale arrampicato su un colle, si avvolge a spirale attorno ad un’unica ed antica strada.

I resti delle vecchie mura, le antiche case ed i palazzi, le chiese, le scalette che si inerpicano fino al culmine della torre e delle case, hanno conservato di Petroio il caldo color biondo dell’arenaria con cui è stato interamente realizzato nel tempo.  La sua origine è Etrusca ed insieme a Trequanda è stato uno dei possedimenti dei Cacciaconti della Scialenga, signori e padroni di Asciano ma poi sottoposto all’autorità della Repubblica di Siena.Il borgo diventò prima feudo dei Salimbenimverso la fine del XIV sec. e poi dei Piccolomini Bandini. Alla caduta della Repubblica di Siena passò sotto il Granducato di Toscana.

La caratteristica del paese è l’uso ornamentale degli originali e preziosissimi manufatti in terracotta, tuttora prodotti dagli artigiani locali.

Bellissima la vista sul paesaggio di bosschi, vigne, campi e filari di cipressi. I profili di Pienza, Montalcino e dell’Amiata, si aprono nella superba strada panoramica che da Petroio porta a Castelmuzio. Passeggiata che al tramonto diventa veramente memorabile.

MONTERONI D’ARBIA

Monteroni d’Arbia la cui presenza è certa dal IX sec., era alla metà del XII sec. un modesto comune del contado senese.

Il suo sviluppo fu legato all’espansione dell’Ospedale di S.M. della Scala di Siena che vi acquisì terre agli inizi del 1200.

Costruita tra il 1322 ed il 1324 sempre dall’Ospedale senese, cui apparteneva anche la vicina “Grancia” di Cuna che ne costituiva la struttura difensiva. Qui era concentrato il maggior numero di punti di assistenza per i pellegrini che vi transitavano, soprattutto alberghi, ma anche ospedali via via che si procedeva verso Siena.

Nel 1554 ci fu l’assalto e la devastazione del borgo da parte delle milizie del Marchese di Marigiano.

Oggi Monteroni è un comune di rilievo della Val d’Arbia noto oltre che per il suo mulino, per le numerose emergenze architettoniche di valore che popolano il suo territorio.

Costituisce dal punto di vista geografico e storico, “la porta di ingresso al sud della provincia senese; un’area di grande valore paesaggistico eed artistico, unita la transito della Via Francigena“.

 

Il mulino

Il mulino

Questo mulino ha la caratteristica di non produrre effetti secondari che vanno ad intaccare la qualità dell’ambiente.

L’acqua prelevata dall’ambiente per azionare i macchinari del mulino viene interamente restituita all’ambiente stesso senza che essa subisca mutamenti di carattere chimico-fisico.

La Grancia di Cuna

La Grancia di Cuna

S. Fabiano

S. Fabiano

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L’Abbazia di Monte Oliveto fu costruita nel 1319 da Giovanni (Bernardo) Tolomei, Ambrogio Piccolomini e Patrizio Patrizi, è occupata dalla Congregazione Benedettina Olivetana: Una delle funzioni più vecchie dell’Abbazia era quella del ricovero ospedaliero. La Via Francigena che assava vicino all’Abbazia era percorsa da viandanti che potevano fermarsi per trovare riparo, conforto e rifocillazione.

Nel Chiostro Grande vi è un importante ciclo di affreschi con “Storie di S.Benedetto” eseguito da Luca Signorelli che nel 1497 dipinse tutta la parete d’ingreso, mentre Giovanni Antonio Bazzi detto “Il Sodoma“completò le altre tre.

Oltre agli affreschi sono pregevoli il coro ligneo e la biblioteca, opere di Fra Giovanni da Verona.

Fino al 1865 nel convento fu attiva la “Spezieria”. La sua ricca collezione di vasi è ospitata nella stanza superiore della biblioteca monumentale, e comprende maioliche del ’600 e ’700 provenieti dalle Fornaci di S.Quirico d’Orcia.

I numerosi visitatori che passano a Monte Oliveto sono spesso attirati dal”Canto Gregoriano ” dei monaci: un canto che fa vibrare l’inesprimibile, desta la nostalgia di di Dio e dei valori dello spirito, pacifica e tonifica la mente e il cuore.

ASCIANO

E’ certo che il territorio di AXIANUM, prima di diventare una colonia romana, fu sede di numerose comunità etrusche che avevano stabilito la loro dimora sotto i colli del “Lecceto”, accanto a molti altri gruppi etnici.

Sono significative le documentazioni offerte dai reperti della Necropoli di Poggio Pinci e del tumulo del Mulinello con tombe a camera, risalenti ai secoli VII-VI a.C. e appartenente alla Famiglia Marconi.

Fu dominio dei Cacciaconti fino al 1200 circa. A partire da questa epoca la storia di Asciano si confonde sempre più con quella di Siena.

Rispetto agli altri comuni delle crete, Asciano è stato e resta il maggior centro artistico-culturale delle Crete Senesi.

Nel suo territorio si trovano infatti 3 musei

- Palazzo Corboli , archeologia ed Arte Sacra;

- Museo dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, Arte  Sacra,

- Museo Cassioli, pittura dell’800 senese.

Asciano - Pieve di S. Ippolito

Asciano - Pieve di S. Ippolito

TREQUANDA

Il borgo medievale di Trequanda, occupa un colle posto tra la Val di Chiana e la Val d’Asso. L’origine del suo insediamento è oscura come quella del suo nome, anche se alcuni storici l’attribuiscono all’eroe mitologico etrusco Tarkon (Tarconte) essendo probabile la presenza etrusca nel luogo.

A questo mistero ha contribuito l’incendio dell’archivio storico aretino nel 1384. Comunque è possibile che prima dell’anno 1000 il castello fosse governato dai “Conti Cacciaconti della Berardenga“. Anche Federico II confermò nel 1220 in feudo queste terre ai Cacciaconti, famiglia di nobile origine franca.

Il borgo circondato da una cinta muraria merlata di forma irregolare, con 5 torri e 3 porte.

Delle mura restano scarse tracce, riconoscibili soprattutto nel fronte N.E. dove non sono addossate abitazioni; mentre delle tre porte la Porta al Sole e la Porta al Borgo sono intante, è scomparsa completamente la Porta Buggea che si trovava sotto il castello.

Il Castello Cacciaconti

Il Castello Cacciaconti

MONTISI

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Sembra che Montisi tragga il suo nome da un tempio dedicato alla Dea Iside venerata dagli Etruschi.

I primi documenti certi risalgono al XII secolo quando Montisi era un castello dei Conti della Scialenga, originari di Asciano e precisamente del ramo Cacciaconti, i quali verso il 1175 riconoscono la sovranità del Comune di Siena.

Circa 30 anni dopo, i capifamiglia di Montisi, partecipano al generale giuramento di fedeltà a Siena.

Le vicende del pase sono sempre più legate a quelle di Siena, alle guerre con Firenze ed alle lotte interne tra guelfi e ghibellini.

Sul finire del XIII secolo, il potente Ospedale di S.Maria della Scala vi costruisce la “grancia”, una possente fortezza-fattoria di mattoni, con fossati, ponte levatoio, un bel chiostro, cisterne per l’acqua, frantoi per l’olio, il tutto dominato da una slanciata torre, simile a quella del Palazzo Pubblico di Siena.

Purtroppo tale torre verrà fatta saltare dalle truppe tedesche durante la seconda guerra mondiale.

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S. GIOVANNI D’ASSO

Il paese è collocato alla sommità di un colle e si estende attorno ad un ampio castello.

Fu prima abitato dagli Etruschi e nel Medio Evo divenne feudo di vari funzionari imperiali di stanza in Toscana (Fam. Poltronieri di Forteguerra, Scolari Ardengheschi di Civitella) e oggetto di contesa tra i Vescovi di Arezzo e Siena fno al 1178, anno in cui fu riconosciuta sul castello l’alta sovranità del Comune Senese.

Il Castello si compone di un vasto edificio rettangolare interamente in cotto, dall’aspetto di un palazzo signorile più che un castello vero e proprio.

Addossato al castello sorge il borgo che conserva ancora tracce di mura urbiche e una torre d’angolo.

Nel mese di novembre S.Giovanni d’Asso è sede della nota Mostra Mercato del Tartufo Bianco delle Crete Senesi.

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SAN QUIRICO D’ORCIA

San Quirico d’Orcia è posto su una collina al confine tra la Valle dell’Asso e d’Orcia.

Nel 994 Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, menziona S.Quirico come una delle principali stazioni di posta lungo la Francigena.

Nel 1180 fu assoggettata da Siena che ne fece uno dei capisaldi nel contado meridionale, fu sottomesso dai Medici e sucessivamente passò alla Famiglia Chigi.

E’ un esempio notevole di struttura urbanistica medievale, buona parte della cinta muraria è ancora integra e ben conservata. Sono ancora visibili 14 fra torri e torrette. Non esistono più le Porte Nord e Sud: sono invece conservate la Porta Nuova e quella dei Cappuccini.

porta-dei-cappucciniporta-nuovaPorta dei Cappuccini

 

 

 

 

Porta Nuova

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